How to get away with The Secret History: Le regole del Dio di illusioni perfetto

Quando una serie tv che ci appassiona finisce ci lascia sempre un po’ di nostalgia. Diciamo addio ai personaggi che abbiamo amato; alle vicende che ci hanno tenuti con il fiato sospeso e invogliati a proseguire di puntata in puntata, magari per lunghi anni; ai luoghi, spesso sconosciuti e che dopo tanto sentiamo nostri; alle epoche nostalgicamente attraversate e alle atmosfere. Sì, le atmosfere! Spesso ciò che ci manca è proprio quel modo di essere in un determinato ambiente che coinvolgendoci ci ha fatto sentire come fossimo proprio lì. Allora non so voi, mie cari lettori, ma io adoro aggrapparmi a romanzi che un po’ mi fanno rivivere quelle atmosfere perdute.

In un paio di articoli di diversi anni fa avevo già affrontato l’argomento consigliando libri per “orfani di serie tv”. Vi avevo consigliato Le ragazze di Emma Cline per rivivere l’estate del ’69 della serie tv Aquarius. Cliccate qui se lo avete perso. Vi avevo rimandati nella Colombia di Narcos con Il rumore delle cose che cadono di Juan Gabriel Vásquez. Non perdetelo, cliccate qui.

In questo articolo vi voglio parlare di Dio di illusioni (The Secret History), un romanzo che ho finito di leggere da poco e che mi ha fatto riassaggiare le atmosfere ormai perdute della serie tv How to get away with Murder.

How_to_Get_Away_with_Murder_season_5_posterLa serie creata da Peter Nowalk, prodotta da Shonda Rhimes e conosciuta in Italia con il titolo Le regole del delitto perfetto, è ambientata presso la prestigiosa università di legge di Philadelphia Middleton University. La protagonista, Annalise Keating, avvocato e docente molto carismatica, sceglie cinque promettenti studenti con il compito di affiancarla in complessi casi da discutere in tribunale. Essi vengono ben presto coinvolti in un brutale omicidio. La serie si dipana per sei stagioni alternando al caso del giorno una fitta trama orizzontale che vede i cinque giovani sempre più invischiati negli omicidi e legati da un filo sottile tra seduzione e repulsione alla propria mentore.

 

9788817106825_0_536_0_75Dio di illusioni invece è il romanzo di esordio di Donna Tartt, autrice americana vincitrice del Premio Pulitzer per la narrativa con il romanzo Il cardellino. L’opera è ambientata negli anni ’80 presso l’Hampden College, un prestigioso ateneo del Vermont ispirato all’università di Bennington, luogo in cui l’autrice si è formata, insieme al caro amico, a cui il romanzo è dedicato, Bret Easton Ellis. Quest’ultimo inoltre è autore di un romanzo famosissimo, Le regole dell’attrazione, da cui è tratto il film omonimo che presenta un’ambientazione molto simile al romanzo della Tartt.

L’Hampden College è un luogo immerso nei boschi del New England settentrionale in cui giovani ricchi, svogliati e dediti a qualsiasi tipo di vizio che comprenda droga e alcool, si dedicano alla propria formazione universitaria per poi tornare nel mondo, il loro mondo, fatto di fondi fiduciari e lusso sfrenato. Richard Papen, il narratore, non fa parte di questa élite esattamente come il giovane Wes della serie tv. È ad Hampden grazie ad una borsa di studio ed il suo unico interesse è il greco antico, lingua che studierà con il celebre professore Julian Morrow e il suo ristretto cerchio magico composto da una manciata di studenti: Henry Winter, Francis Abernathy, Edmund “Bunny” Corcoran e gli ambigui gemelli Charles e Camilla Macaulay. Durante un baccanale dionisiaco, i giovani uccidono un uomo innocente. La fanno franca ma Bunny inizia a ricattarli spingendo il gruppo a liberarsi di lui.

9accb0b03f33d162cd93934d0fb10e67Le somiglianze tra How to get away with murder e Dio di illusioni non sono macroscopiche ma ci sono. Non mi stupirei se l’ideatore della serie, nell’atto creativo, si fosse fatto condizionare dal romanzo della Tartt. Le figure di Jullian Morrow e Annalise Keating sono molto simili. Entrambi affascinano gli studenti con le loro menti brillanti ed entrambi poi si ritraggono inorriditi quando il male si palesa davanti ai loro occhi. E poi abbiamo il “cerchio magico”, questa cerchia esclusiva che fa dei giovani del romanzo e della serie dei prescelti, a tratti degli adepti, perché no anche delle vittime ma decisamente dei carnefici. La banalità del male si manifesta senza scrupoli di coscienza, senza un vero e proprio pentimento. I motivi sono futili e sublimi allo stesso tempo. I giovani grecisti dell’Hampden College sono alla ricerca della vera bellezza così come i giovani giuristi della Middleton University, affascinati dalla bellezza dell’arte oratoria incarnate nelle abilità giuridiche della professoressa Keating.

“La morte è la madre della bellezza» disse Henry.

«E cos’è la bellezza?»

«Terrore.»

«Ben detto!» esclamò Julian. «La bellezza è raramente dolce o consolatoria. Quasi l’opposto. La vera bellezza è sempre un po’ inquietante.”

Dio di illusioni è un romanzo che merita di essere letto a prescindere ma se avete amato How to get away with murder e un po’ vi mancano quelle atmosfere allora immergetevi nella scrittura di Donna Tartt. Non ve ne pentirete.


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