New York e Il giovane Holden


Ho riletto Il giovane Holden nella nuova traduzione di Matteo Colombo e mi sono persa nei luoghi del romanzo di J.D. Salinger ma prima di portarvi con me nella New York del Natale del 1949 mettiamoci comodi e andiamo per ordine.

Dopo tanti anni ho riletto Il giovane Holden. Premesso che cimentarmi in riletture non è il mio passatempo preferito – i libri sono tanti, la wishlist è infinita, i libri in attesa mi guardano con disapprovazione e bla bla bla via discorrendo – la recente lettura di La radice del male di Adam Rapp mi ha stuzzicato la voglia di riprendere in mano questo libro. Alla fine ho capito finalmente che rileggere classici ai quali mi sono avvicinata in giovane età mi piace. La mia memoria un po’ labile rende il tutto più stimolante – non ricordo praticamente  nulla di ciò che ho letto che so, due mesi fa, figuriamoci pagine lette anni fa – in più mi rendo conto che si riescono a cogliere tanti particolari  e concetti profondi che la giovane età  non permette di comprendere. Insomma, esperienza da rifare! Ma ora andiamo al sodo. La New York del giovane Holden, dunque.

Holden Caulfield, per chi non lo sapesse, è il protagonista del romanzo che J.D Salinger scrive nel 1951. Titolo originale: The catcher in the Rye, espressione intraducibile in italiano. Il romanzo narra, per parafrasare il protagonista, la roba da matti che gli è capitata sotto Natale prima di ritrovarsi così a pezzi da essere ricoverato in quello che lui definisce «uno schifo di posto». Con questa premessa ha inizio il racconto in prima persona del protagonista, il quale dopo essere stato espulso dall’ennesima scuola privata, decide di tornare a New York con qualche giorno di anticipo e girovagare per la Grande Mela prima di far ritorno a casa.

Rispetto alla mia prima lettura di gioventù, oltre al fatto di cogliere meglio l’essenza del romanzo nonché il disagio del protagonista, l’altro elemento che mi ha fatto assaporare diversamente questo capolavoro è che questa volta New York non è solo il nome di una città lontana bensì un posto dove sono stata davvero e molti dei luoghi menzionati nel romanzo li ho visti con i miei occhi.

Partiamo subito dai luoghi più conosciuti, quelli che qualsiasi turista, anche se solo di passaggio per pochi giorni, a prescindere da Il giovane Holden, non può fare a meno di vedere.

Un sabato sera di dicembre, Holden Caulfield, dopo una serata orribile, decide di lasciare in anticipo la prestigiosa scuola, che ben presto lo espellerà per le innumerevoli bocciature, senza attendere la pausa natalizia che inizierà il mercoledì seguente. Prende i bagagli e dopo aver gridato a tutto il dormitorio: «Sogni d’oro, imbecilli!», si dirige a piedi e sotto la neve, verso la stazione della fittizia cittadina di Agerstown, Pennsylvania per prendere il primo treno. Direzione: New York.

La Penn Station è il primo luogo in cui Holden mette piede appena giunto in città ed è anche l’unico luogo che non posso immaginare così come l’ho visto nel mio viaggio a New York. E già perché questa stazione oggi è ben diversa da come aveva accolto Holden quella fredda notte del 1949. L’area in cui si ergeva il grande scalo ferroviario oggi ospita il Madison Square Garden mentre l’attuale stazione si trova totalmente sottoterra.

Un’altra stazione altrettanto nota che ospita diverse pagine del romanzo è il Grand Central Terminal. È il posto dove il nostro protagonista lascia in custodia le valigie e dove dorme dopo essere scappato a gambe levate dalla casa del professor Antolini. Grand Central è una tappa obbligata nel cuore di Manhattan e dopo averla vista in centinaia di film e serie tv, una volta giunti lì, vi sembrerà di esserci già stati.

Un luogo che viene nominato spesso e nel quale sono ambientati diversi episodi del romanzo di Salinger è il Central Park, l’immenso parco urbano nel cuore di Manhattan. Holden ha una vera e propria ossessione per le anatre del laghetto del parco:

«Stavo pensando al laghetto di Central Park, quello vicino a Central Park South. Chissà se arrivando a casa l’avrei trovato ghiacciato, e se sì, chissà dov’erano andate le anatre. Chissà dove andavano le anatre quando il lago gelava e si copriva di ghiaccio. Chissà se arrivava qualcuno in furgone che le caricava tutte quante per portarle in uno zoo o chissà dove. O se volavano via e basta».

E così si ritrova a chiederlo al primo tassista che lo carica all’arrivo alla Penn Station e di nuovo a un altro incredulo tassista di nome Horwitz. Il laghetto in questione è The Pond e lo si raggiunge entrando dall’estremità sud-est del parco, dalla quinta strada, dall’ingresso che si trova di fronte al famoso Hotel Plaza. Se vi capita di passare da lì chissà che magari non riusciate a trovare una risposta al mistero delle anatre.

Già che siete in zona, inoltratevi nel parco e seguite Holden e l’adorata sorellina Phoebe allo zoo  e poi al Central park Carousel, la vecchia giostra dei cavalli costruita nel 1908. Oggi purtroppo non potrete sedervi sulla panchina di Holden a guardare Phoebe perché la giostra è all’interno di una struttura. Se dovesse iniziare a piovere non vi bagnerete ma non potrete gustare quella sensazione lì:

«Mi sono inzuppato fradicio […]. Solo che non me ne fregava niente. Di colpo ero così pazzescamente felice, vedendo la vecchia Phoebe che girava e girava. Quasi mi mettevo a gridare, tant’ero felice, se proprio volete la verità. Non so perché. Sarà che era talmente carina, accidenti a lei, mentre girava e girava, col suo cappotto azzurro e via dicendo. Dio, peccato che non c’eravate».

Due luoghi molto conosciuti che da turisti non mancherete sicuramente di vedere sono due dei musei più famosi della città: il Museo di Storia naturale – quello di Una notte al museo, per intenderci – e il Metropolitan.

Il primo museo, «quello con gli indiani», per usare parole di Salinger, è il luogo dove Holden spera di trovare la sorellina Phoebe, in visita con la scuola, salvo poi ricordarsi che è domenica e la scuola è chiusa. Decide di andare lì lo stesso mentre ricorda le volte in cui era lui ad andare in visita da bambino, ma una volta arrivato:

«È successa una cosa strana. Arrivato al museo, di colpo non ci sarei più entrato, nemmeno per un milione di dollari. Non mi attirava più, ecco». Il solito scostante Holden!

Il giovane Caulfield invece entrerà in «quello con i quadri», ossia il Metropolitan Museum of Art, il giorno successivo e consiglio a tutti voi di fare altrettanto perché è un museo spettacolare. Holden andrà solo a vedere le mummie e a espletare un bisogno fisiologico improvviso ma voi giratelo tutto. Non ve ne pentirete!

Ennesimo luogo che da turisti sicuramente non perderete è l’area del Rockefeller Center, dove ogni inverno viene allestita una delle principali piste da pattinaggio della città. È proprio qui che Holden va a pattinare con Sally Hayes il giorno successivo al suo arrivo in città.

I luoghi menzionati nel libro sono numerosi. Alcuni, come l’hotel Baltimore, dove Holden ha appuntamento con Sally, non esistono più mentre altri sono inventati di sana pianta dall’autore. È il caso dell’appartamento di famiglia sulla settantunesima strada e l’Edmond, l’albergo «pieno di maniaci e imbecilli», nel quale Holden soggiorna la prima notte.

Inoltre vale la pena segnalare i bar che il nostro protagonista frequenta nel corso del romanzo sebbene non sia possibile fermarsi per un drink:

«Casomai non foste di New York, il Wicker Bar sta in questa specie di albergo chic, il Seton. Una volta ci andavo spessissimo, ma adesso non più. A poco a poco ho smesso. È uno di quei posti che passano per molto sofisticati e via dicendo, e la gente ipocrita lo prende d’assalto».

Come dicevo, al Wicker Bar non è possibile bere qualcosa, neanche un paio di whisky e soda in attesa del vecchio Luce, semplicemente perché non esiste, però, facendo pochi passa da Grand Central si può  comunque raggiungere il Seton Hotel.

Anche del Lavender Room, il nightclub annesso all’Edmond Hotel, non vi è traccia poiché come l’albergo nasce dalla fantasia di Salinger.

Un quartiere che invece merita una visita è Sutton Place, il luogo dove l’autore colloca la dimora del professor Antolini. Piccola parentesi: sarà che «i signori Antolini avevano quest’appartamento molto chic in Sutton Place, dove per andare in salotto dovevi scendere due scalini e c’era l’angolo bar e tutto quanto» ma io il posto l’ho immaginato tale e quale all’appartamento di Don Draper della serie tv Mad Men. Sutton Place è davvero un quartiere chic come scrive Salinger. Ha una meravigliosa vista sull’east River e sul Queensboro Bridge. Inoltre è possibile fare una piacevole sosta sulle panchine che si affacciano sul fiume e sentirsi catapultati nella locandina del film Manhattan di Woody Allen.

In chiusura di questo articolo ci dirigiamo verso il Radio City All con una bonus track: lo «stupido film» che il protagonista decide di vedere per ammazzare il tempo in attesa del suo appuntamento. Holden non menziona mai il titolo del film però ci descrive una trama accurata – non dimentichiamoci mai che Holden è un narratore poco attendibile quindi da prendere con le pinze – ma dettagliata quanto basta per permetterci di tirare a indovinare. Potrebbe trattarsi di Prigionieri del passato poiché questo film del 1942 ha una trama molto simile benché i nomi dei protagonisti non coincidano. Non so se Salinger abbia mai fatto luce su questo aspetto pertanto vi lascio con questo piccolo mistero da risolvere.


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