Memoji Review n. 4

L’espressione del volto dice tutto ed è migliore di mille parole! Con questo spirito nasce Memoji Review, la rubrica settimanale sui libri. Ogni settimana troverete quattro recensioni veloci con l’ausilio delle memoji.

I libri di questa settimana ci portano nella Polonia occupata dai nazisti, nella Russia della rivoluzione, in fuga dalla Corea del Nord e nel carcere minorile dell’isola di Nisida.

Isaac B. Singer – L’ultimo capitolo inedito de “La famiglia Mushkat”

benedizione

IMG_0362Un grazie immenso va a Erri De Luca che con la sua passione per la lingua yiddish ha permesso, ai lettori italiani, di leggere l’ultimo capitolo inedito di questa saga familiare. Proprio così! Il capitolo conclusivo stampato a New York – luogo dove Singer visse dopo aver lasciato la Polonia – in lingua yiddish non fu mai tradotto né in inglese né tanto meno in italiano. Vi consiglio questa lettura perché se avete amato La famiglia Moskat, dovete per forza recuperare il capitolo 65. «La morte è messia» del capitolo 64,  con tutto il pessimismo che accompagna la distruzione del popolo ebraico, viene superata nel finale da una nuova concezione, carica di speranza, del termine messia. Secondo me il lettore italiano ha il diritto di assaporare questa speranza per troppo tempo negata da una traduzione a lungo incompleta perciò di nuovo: grazie Erri De Luca!

L’ho scelto perché: terminata La famiglia Moskat volevo realmente conoscere il finale che l’autore ha scritto per questa affascinante saga familiare.

Valeria Parrella – Almarina

speriamo

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Siamo nel carcere minorile di Nisida. Un’isola nell’isola. Una professoressa di matematica vedova annaspa per restare a galla mentre una giovane detenuta, Almarina, ferita nell’anima e nella carne, le riempie il cuore di un amore puro come quello tra madre e figlia.

I ragazzi nel carcere vanno e vengono ma non si può restare indifferenti. Il passato è già scritto ma il futuro? Il futuro per i ragazzi di Nisida rischia di essere un girone infernale dal quale non si può uscire mai.

«Vederli andare via è la cosa più difficile, perché: dove andranno. Sono ancora così piccoli, e torneranno da dove sono venuti, e dove sono venuti è il motivo per cui stanno qui».

Spero davvero tanto che questo romanzo vinca il Premio Strega perché al suo interno ho trovato elementi  astratti che prendono forma concreta; ho trovato ricordi che sbucano da ogni dove (anche frugando nelle tasche); ho trovato immagini vive, crude, sofferte, senza filtri, tutte in bilico tra narrazione e evasione nel flusso di coscienza della protagonista; ho trovato un romanzo che si ama, pagina dopo pagina, con gli occhi lucidi.

L’ho scelto perché: è nella sestina del premio Strega.

Hyeonseo Lee – La ragazza dai sette nomi

innamorata

IMG_0365Ho letto questo romanzo circa tre anni fa mentre Kim Jong-un giocava con i missili e intimoriva il mondo con una minaccia nucleare. Guardavo quelle parate militari alla tv, tutti quei soldati allineati, perfettamente in sincrono, quella marea di gente tutta uguale,  la stessa identica espressione nel volto. Guardavo un popolo festante dal quale però non percepivo gioia, solo rigore, perfetto e omologato rigore. Cercavo di capire e l’ho fatto attraverso gli occhi di Hyeonseo Lee, la “ragazza dai sette nomi” sfuggita alla dittatura dei Kim. Sono rimasta profondamente colpita dalla sua testimonianza attraverso la quale ho conosciuto un mondo distante anni luce dal nostro. Ottima lettura!

L’ho scelto perché: per saperne di più sulla Corea del Nord.

Israel J. Singer – La stazione di Bakhmatch

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IMG_0363Come un disco in vinile il libro nel quale c’è il capitolo conclusivo de La famiglia Moskat presenta un lato ‘a’ e un lato ‘b’. Erri De Luca nel “lato b” seleziona e traduce per noi il racconto La stazione di Bakhmatch di Israel J. Singer, fratello del premio Nobel. Qui il protagonista, che poi è l’autore stesso, intraprende un viaggio nella Russia del 1919 in piena rivoluzione per tornare nella sua Varsavia. 

L’ho scelto perché: L’ho scelto un po’ per caso, ritrovandomelo praticamente tra le mani. E meno male altrimenti probabilmente non lo avrei letto e sarebbe stato un vero peccato!


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