Hollywood riscrive Hollywood

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La serie Netflix Hollywood racconta il periodo classico del cinema americano, dei grandi studi di produzione, delle brillanti stelle del firmamento di Hollywood. Il periodo in cui giovani aspiranti attori, registi e sceneggiatori arrivano da ogni parte del paese con in testa un sogno. Alcuni sfondano e altri non ce la fanno mai. Tutto avviene all’ombra di quelle giganti lettere bianche sulla collina che ancora svettano al gran completo: “Hollywoodland”.

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HOLLYWOOD_106_Unit_00322RC-62a539eJack Castello, interpretato da David Corenswet, Rock Hudson (Jake Picking) e Camille Washington (Laura Harrier), aspiranti attori; Raymond Ainsley ( Darren Criss, l’Andrew Cunanan di American Crime Story) regista alle prime armi e Archie Coleman (Jeremy Pope), sceneggiatore in erba arrivano a Hollywood con la valigia piena di sogni e si ritrovano a destreggiarsi in un mondo di disillusioni, finzione, supremazia e razzismo. Un mondo dominato da produttori ricchi e potenti (Ace Amberg interpretato da Rob Reiner) e da agenti spregevoli (Henry Willson impersonato da Jim Parsons ossia Sheldon Cooper di The Big Bang Theory). Una realtà in cui un ex attore fallito (Ernie West interpretato da un altro volto noto delle serie tv, Dylan McDermott) può reinventarsi gestore di un distributore che anziché fornire benzina distribuisce un servizio di gigolò. Un mondo fatto di eccessi e compromessi.

Hollywood starsLa serie è in stile soap al pari di altre serie leggere e senza troppe pretese che affollano il catalogo di Netflix. La storia di Hollywood viene completamente riscritta con una contaminazione tra realtà e finzione  in un ambiente in cui questi due elementi hanno un confine molto labile di per sé. E così gli autori si divertono a mischiare personaggi creati dalla loro fantasia con personaggi reali come ad esempio Vivien Leigh, Hattie McDaniel, Rock Hudson e Henry Willson. Quest’ultimo tra l’altro a mio avviso è uno dei personaggi migliori di tutta la serie, sia per l’evoluzione che avrà nel corso della narrazione sia perché tra cinismo e perfidia incarna perfettamente luci e ombre della Mecca del cinema. Ai personaggi reali si uniscono figure che strizzano l’occhio a uomini e donne realmente esistiti. Dick Samuels è inequivocabilmente il produttore della MGM Irving Thalberg mentre Ernie West è il “benzinaio-pappone” Scotty Bowers. Avis Amberg, altro personaggio splendido – grande esempio di donna che tiene testa a un mondo maschilista e ingiusto – ricorda vagamente Irene Selznick, moglie di uno dei più grandi produttori hollywoodiani, David O. Selznick.

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Chi ama il cinema troverà tante citazioni, dalle più conosciute – Vivien Leigh che recita le battute del suo personaggio più celebre, Rossella O’Hara – alle più sottili nonché luoghi iconici come Schwab’s Pharmacy e vari aneddoti divertenti.

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locandinaOltre al citazionismo e alla contaminazione tra finzione e realtà ciò che secondo me rende questa serie un prodotto da vedere assolutamente è l’idea che muove la narrazione. L’intento è quello di riscrivere la storia, di vedere la realtà con altri occhi, operando scelte diverse e decisamente migliori. Mostrare al pubblico il “come sarebbe stato se…”. La serie gioca sulla falsariga di un filone inaugurato da Quentin Tarantino in Bastardi senza gloria e poi cavalcato brillantemente in C’era una volta ad Hollywood. Il mondo alternativo funziona – sia nell’ultimo film di Tarantino che nella serie tv – proprio perché si va a modificare una realtà – il mondo di Hollywood – che é già dominata di per sé dalla finzione. E poi perché si restituisce ciò che il cinema sa regalare meglio di chiunque altro: la favola! Avviene così per i temibili fatti di Cielo Drive (la Family di Charles Manson uccise barbaramente l’attrice Sharon Tate, moglie del regista Roman Polański nella loro casa al 10050 di Cielo Drive) in Tarantino e per i diritti civili nella serie tv Hollywood.

Dal black lives matters, dal me too e dai diritti LGBT nasce questa visione alternativa del cinema classico hollywoodiano. Un ambiente in cui sono tutti bianchi, etero – o fingono di esserlo per sopravvivere –, in cui le donne vanno bene solo se fanno da belle statuine in un mondo dominato da uomini viene magicamente sovvertito. Non bisognerà attendere settantacinque anni prima che una talentuosa donna afroamericana vinca il più prestigioso dei riconoscimenti cinematografici, non bisognerà attendere… be’! Non temete mi fermo qui altrimenti vi spoilero tutto!

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Guardate questa serie. Sono solo sette puntate, volano via che è un piacere. Non vi aspettate un capolavoro – a volte può risultare un po’ banale e si intuisce facilmente ciò che accadrà ai vari personaggi – però il messaggio che lancia è importante e per una volta la realtà alternativa proposta in una serie tv non coincide con mondi post-apocalittici ansiogeni bensì con un mondo che vorremmo.


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