Quella di “The Undoing” non è “Una famiglia felice”


the-undoing9788856635348_0_0_626_75The undoing – Le verità non dette
è la miniserie tv con Nicole Kidman e Hugh Grant tratta dal romanzo Una famiglia felice di Jean Hanff Korelitz. La serie – come del resto anche il romanzo sebbene in parte si svolga nel Connecticut – è ambientata a New York e ha come protagonisti Grace e Jonathan Fraser, rispettabili coniugi dell’Upper East Side di Manhattan – psicoterapeuta lei, oncologo pediatrico lui – e il figlio dodicenne Henry. Una splendida famiglia, o meglio, per citare la Korelitz, una famiglia felice. Un bell’appartamento, matrimonio appagante, carriere soddisfacenti, positive relazioni sociali.  Ma quando la giovane e sensuale Elena Alves (interpretata da Matilda De Angelis), artista e madre di un alunno della stessa scuola privata frequentata da Henry, viene trovata brutalmente assassinata e di conseguenza Jonathan scompare dalla circolazione come un latitante in fuga, le verità che vengono a galla mostrano una realtà ben diversa dalle apparenze. La miniserie si tinge così dei colori del thriller mentre la vita perfetta di Grace si sgretola tra le bugie del suo matrimonio. 

La serie si guarda con piacere ed è costruita in modo tale da non dare nulla per scontato. Dal principale indiziato, il marito di Grace che fin da subito si professa innocente, – negare, sempre negare – l’attenzione degli  spettatori passa man mano su tutti i personaggi. Si arriva per un attimo a dubitare addirittura della stessa Grace. Insomma, può succedere di tutto e il dubbio sul reale colpevole aleggia nell’aria fino alla rivelazione finale. Eppure a mio avviso gli ultimi minuti – di dodici puntate tutto sommato godibili e credibili – si rivelano alquanto deludenti. Avrei preferito un plot twist finale che smentisse il romanzo della Korelitz. In fondo la serie, almeno fin dalla seconda puntata, si discosta fortemente dal libro. D’altra parte, c’era da aspettarselo già dal cast. Se scegli un attore fenomenale come Hugh Grant per un determinato ruolo, poi non puoi fargli fare “il grande assente” come nel libro. Il ruolo di un attore del suo calibro non può che essere centrale.

jonathan

In Una famiglia felice Jonathan invece quasi non compare, se non nel passato, o meglio nel pre omicidio di Elena che nel romanzo si chiama Malaga. Nei racconti dei colleghi, nei resoconti dei detective, nelle azioni celate, si delinea una figura ben diversa dall’uomo che Grace ha sposato. In fin dei conti, si capisce subito che Grace ha sposato un’idea, o meglio, Jonathan ha impersonato egregiamente l’immagine d’uomo che Grace voleva al suo fianco. La bolla dorata in cui la protagonista vive ha una valenza fondamentale. In The undoing è evocata già dalla sigla in cui questa bimba dai capelli rossi, gioca con le bolle di sapone sulle note di Dreams a Little dream of me, cantata per l’occasione dalla stessa Nicole Kidman. Nei romanzi però, come spesso accade, non ci si limita ad “evocare qualcosa” come avviene nelle trasposizioni cinematografiche o televisive, ma gli elementi focali prendono forma più concreta. Ecco che la Korelitz allora sviscera i rapporti di Grace con il padre e la matrigna (che nella serie non c’è); mostra molto bene l’attaccamento della protagonista ad una realtà newyorkese ereditata – come anche l’appartamento che invece nella serie è solo un appartamento come tanti – dalla vita matrimoniale, idealizzata e rincorsa ad ogni costo, dei genitori (un’utopia che si rivela anch’essa una mera finzione e alla quale nella serie si accenna appena); e infine pone fortemente l’accento sul “non vedere” le piaghe del proprio matrimonio nonostante l’occhio clinico. 

sigla

La serie si concentra molto sul processo. È stato lui o no? Nel libro il processo non c’è anche perché come già detto, Jonathan nel romanzo è una presenza sfuggente, non si fa trovare. Nel libro il processo è solo nell’animo della protagonista. Il lettore non ha dubbi sulla colpevolezza di Jonathan. Grace deve averne perché non può accettare il doppio fallimento: familiare e professionale. La Grace della Korelitz ha “fallito” nel proprio lavoro più che la Grace della serie. Ha un libro da pubblicare sulle relazioni sbagliate dal titolo Avresti dovuto saperlo e una forte convinzione che le donne non si accorgono dei rapporti tossici nei quali incappano benché i segni ci siano tutti. Eppure Grace i segni non li ha visti! Nel romanzo questa “colpa” è centrale perché è funzionale alla rinascita della protagonista.

Sinceramente la Grace della serie non mi è piaciuta molto – il personaggio, non l’interpretazione della Kidman che è perfetta. La Grace della serie è una donna debole. Non è la Grace del romanzo che riesce davvero a mettere in discussione tutto e a rialzarsi. Il fallimento è funzionale alla grande rinascita della protagonista. Mi spiace che nella serie la fuga nella casa al lago sia solo un pretesto per far riapparire Jonathan perché nel libro è lì, con le sue forze, tra le mille difficoltà della vita quotidiana che Grace rialza la testa. La serie d’altro canto come detto si concentra su altri aspetti. Il bello di questo adattamento è soprattutto la capacità di instillare il dubbio nello spettatore, come nei migliori thriller.

grace

E poi nella serie è bellissima anche la Manhattan che i creatori hanno scelto di mostrarci. La vicenda si svolge in inverno, in parte nel periodo di Natale e New York, si sa, a Natale si riempie di luci che creano quel calore tipico delle festività che ti avvolge e ti scalda il cuore. Ma ovviamente qui, questa New York non c’è. È giustissimo così perché qui i cuori non si scaldano e lo sguardo di Nicole Kidman, attonito e glaciale mentre soffoca le emozioni rende benissimo l’idea. La sensazione è che la regista Susanne Bier abbia voluto mostrare al pubblico il gelo, tangibile e visibile, e che lo abbia fatto descrivendoci la città nel suo aspetto più freddo. Non vediamo come già accennato luci natalizie che scaldano. Le vetrate non fanno mai entrare i raggi del sole. Il cielo è spesso plumbeo. Lo skyline classico lascia lo spazio ai nuovi grattacieli, come il 432 Park Avenue, che svettano senz’anima come pilastri solitari. Anche il Central Park, visto dall’alto del palazzo di famiglia, dal quale si domina per intero la superficie dell’acqua del lago, risulta un’immensa distesa di solitudine.

henry

La serie ripeto è ben fatta, lascia gli spettatori con il dubbio fino alla fine e si concentra su altri aspetti rispetto al romanzo che consiglio di leggere anche se si è già vista la serie perché quest’ultima non è una pedissequa ripetizione degli eventi del romanzo. The Undoing non è Una famiglia perfetta, non totalmente almeno. Da un’idea iniziale si svolgono due vicende per certi versi molto diverse. Vale la pena recuperarli entrambi.


2 risposte a "Quella di “The Undoing” non è “Una famiglia felice”"

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