Memoji Review speciale Premio Strega 2021 n. 6

L’espressione del volto dice tutto ed è migliore di mille parole! Questo è lo spirito che accompagna la rubrica Memoji Review. In occasione del Premio Strega vi propongo una serie di articoli dedicati ai dodici libri candidati per l’edizione di quest’anno.

Continua il nostro viaggio alla scoperta della dozzina della LXXV edizione del Premio Strega. In questo Memoji Review vi parlerò di La casa delle madri di Daniele Petruccioli e di Cara Pace di Lisa Ginzburg.

Daniele Petruccioli – La casa delle madri

speriamo

IMG_4751La casa delle madri e il romanzo di Andrea Bajani Il libro delle case, li ho scherzosamente definiti, in un altro Memoji Review (clicca qui se non lo hai ancora letto) – “letteratura da catasto” perché entrambi hanno come elemento cruciale la casa, contenitore materiale ed emotivo delle vicende narrate. Nel romanzo di Petruccioli, la casa è il fulcro del racconto; è il luogo che pur mutando nel tempo e passando da un inquilino ad un altro, conserva l’essenza di chi ha vissuto tra quelle quattro mura.

“ L’incapacità di legarsi a un luogo, di dare a un luogo il potere di definirci riconoscendogli il potere di lasciarsi delimitare (definire) da noi, non è una questione accidentale: è una catastrofe, che mette a rischio la condizione stessa della nostra umanità, perché è nel nostro legame con i luoghi che si inscrive la nostra capacità di relazione e sentimento, dunque di riconoscimento degli altri e in definitiva di noi stessi. ”

Ogni capitolo indugia sulla ristrutturazione – con un linguaggio molto tecnico – delle unità abitative in cui, in un tempo ormai passato, i protagonisti del romanzo hanno amato, odiato, sofferto, gioito o semplicemente vissuto. Alternando diversi piani temporali – anticipando (“adesso era estate, però, e tutto questo era ancora molto in là da venire”) e poi tornando indietro – Petruccioli narra la vicenda di Sarabanda – giovane donna, insegnante e femminista –, di Speedy – “Terzo di tre figli maschi, scavezzacollo e ridanciano, trascinatore per vocazione e pasticcione per natura, col fascino di un divo del cinema” e soprattutto dei gemelli, frutto del loro amore naufragato molto presto, Elia ed Ernesto. I due fratelli, nel romanzo, vengono spesso definiti «rette parallele». Le loro esistenze tendono l’una verso l’altra, spesso inconsapevolmente, ma in realtà non si incrociano mai:

“Ernesto e Elia, piccolissimi, si erano ritrovati inseriti in un meccanismo dispari di identità e separazione che, da una parte, li sopraffaceva ma dall’altra acuiva il loro bisogno uno dell’altro, e quando erano cresciuti abbastanza da inventare costruzioni con blocchi di pensiero, sentimenti e aspirazioni, si erano ritrovati a gettare (con l’inventiva, la scelleratezza, l’amoralità e l’incredibile sagacia dei bambini) le fondamenta per una serie di mura da cui sarebbe stato molto difficile trovare una via d’uscita; a intessere le maglie di una rete nella quale entrambi sarebbero rimasti impelagati e che in particolare per uno di loro avrebbe rischiato di rivelarsi fatale.”

Ciò che ho amato di questo romanzo è la capacità dell’autore di scandagliare a fondo le cause e gli effetti delle azioni dei personaggi e i moti dell’animo che li provocano. Petruccioli sa scavare in profondità e restituire dei personaggi a tutto tondo. L’idea che mi sono fatta è che questo romanzo, tra i libri della dozzina, è quello di cui si è parlato meno ed è un peccato perché secondo me non è affatto da sottovalutare.

Lisa Ginzburg – Cara Pace

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IMG_4752Corazza, carapace, cara pace. La dimensione raggiunta. Il necessario traguardo imposto dalla vita alla narratrice di questa storia. Maddalena, semplicemente “Maddi”. “Maddadura” nel giochino che da bambina metteva su – di necessità virtù – con la sorella “Ninamolle”, Nina, la più piccola. Due sorelle cresciute da sole, «orfane senza esserlo». Il racconto scaturito dal ritorno a casa. Maddi che narra la sua anzi la loro storia mentre progetta un viaggio a Roma nei luoghi dell’infanzia e dell’adolescenza. Nina che prende forma attraverso gli occhi della sorella. Due entità diverse ma legate da un legame unico.  Se da un lato Nina sembra essere colei che cerca in ogni momento l’aiuto dell’altra – la saggezza e l’equilibrio di Maddi – la realtà è che le pesanti scelte di Seba e Gloria – i genitori che le hanno abbandonate a loro stesse – sono riuscite a superarle proprio perché insieme:

“Nina era l’unica al mondo sulla quale potessi davvero contare. L’una per l’altra sponde, argini al caos che ci trovavamo ad attraversare, quel gran pasticcio cui senza chiedere alcun nostro parere eravamo state consegnate. Il nostro patto era uno scudo, un carapace. Nei momenti di mia massima fragilità fisica lo sentivo, un pensiero distinto, chiaro, dal corpo trasmesso all’anima senza passare per nessun punto intermedio.”

Il romanzo scorre piacevolmente tra i ricordi e il tempo presente. Il bisogno di Maddi di fare i conti con il passato attraverso il viaggio in solitaria diventa speculare alla necessità di Nina di mettere ordine nella sua vita presente con le incessanti richieste di aiuto alla sorella attraverso un telefono che non smette mai di suonare giorno e notte.

Le analogie tra Cara pace e Borgo Sud sono molte, in particolare perché i due romanzi in lizza per il Premio Strega parlano entrambi dei difficili rapporti tra due sorelle cresciute in fretta e da sole. Una, la maggiore, più riflessiva e giudiziosa e l’altra, la minore da accompagnare per mano. In più c’è il tema del viaggio dal quale partono i ricordi di una vita che si avvicendano con il presente. Ovviamente parliamo di due romanzi che sia nello stile che nell’intreccio risultano molto diversi ma avendoli letti entrambi (clicca qui per il Memoji Review su Borgo Sud), il confronto viene naturale. Vi consiglio di leggerli se cercate romanzi che esplorino in profondità i legami tra sorelle.


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