Cosa leggere per conoscere la storia della Corea

La rubrica BAGAGLI CULTURALI nasce dalla mia passione per la lettura e per i viaggi, con lo scopo di fornire ai lettori un punto di vista insolito per i propri itinerari. Nel precedente appuntamento dedicato alla Corea del Sud abbiamo esplorato il mio “bagaglio a mano”: tutte le letture fondamentali per la preparazione del mio viaggio. In questo articolo invece iniziamo a riempire “la valigia da stiva” con la storia di questo Paese millenario.

Changdeokgung Secret Garden (Seoul)

Vi tranquillizzo subito. Questa non è una lunga ed estenuante lezione di storia. Ripeto: questa non è una lunga ed estenuante lezione di storia. Cosa troverete allora in questo articolo? Alcuni consigli su letture che vi aiuteranno a conoscere la storia della Corea. Letture utili se state progettando il vostro viaggio o semplicemente se volete conoscere più a fondo la storia di questo paese che, da “eremita” è diventato uno dei più cool del momento. Con la complicità del beauty, della musica e delle serie Netflix, la Corea del Sud sta vivendo il suo momento d’oro. 

Se da una parte ci sono luoghi che mal sopportano i turisti a causa dell’overtourism, dall’altra ci sono posti che invece il turismo lo incoraggiano. La Corea del Sud è uno di questi. Addirittura, per noi italiani, almeno fino al 31 dicembre 2026, è stato sospeso l’obbligo di k-eta, l’autorizzazione di viaggio per chi viaggia senza visto. Piccola digressione polemica: per viaggiare negli Stati Uniti, bisogna richiedere un’analoga autorizzazione, che dallo scorso anno ha invece raddoppiato il costo. 

Se c’è una cosa che ho imparato sulla storia della Corea è che questo piccolo paese ha, nel tempo, fatto gola a tanti, ma non perché ricco di chissà quali tesori, semplicemente per la sua posizione strategica. La strategia delle potenze straniere, per inciso, era quella che di solito io metto in campo quando gioco a Risiko: “Mi serve? No. Lo prendo? Sì così non lo prende qualcun altro”. Da qui il proverbio asiatico “quando le balene litigano è il gambero a rimetterci”, nel quale ovviamente il gambero è la Corea e le balene Cina, Giappone e con la Guerra fredda Unione Sovietica e Stati Uniti. Oggi, le cose sono cambiate e come scrive Ramon Pacheco Pardo nel suo Da gambero a balena:

La Corea però non nasce dagli orrori della Guerra che, dal 1950 al 1953 ha causato tre milioni di morti e la distruzione totale del Paese ma, ha una storia millenaria che noi occidentali ignoriamo totalmente. Prima della Guerra di Corea e della divisione sul trentottesimo parallelo, il Paese del calmo mattino era una terra pressoché sconosciuta ai più e, non a caso, veniva chiamato “regno eremita”. Eppure pensate un po’ che in Corea avevano già perfezionato la stampa a caratteri mobili secoli prima del nostro Gutemberg!

Ma quindi da questa cultura millenaria cosa dobbiamo aspettarci? Di tutto e di più! Nell’itinerario del mio viaggio ho inserito tappe meravigliose. Parchi archeologici in cui le rovine hanno la stessa età del nostro Impero romano al tempo del suo massimo splendore. Luoghi in cui hanno prosperato civiltà grandiose. Splendidi palazzi reali di una delle dinastie più longeve al mondo: la dinastia Joseon. Su Netflix ci sono diversi k-drama ambientati durante questa dinastia, mentre le amanti della skincare coreana avranno già fatto il collegamento con il noto marchio Beauty of Joseon.

Donggung Palace (Gyeonjiu)

Per apprezzare al meglio tutto ciò che sarei andata a vedere durante il mio viaggio e per dare corpo al mio itinerario mi sono affidata ad alcuni testi. Primo fra tutti il manuale Storia della Corea: dalle origini ai giorni nostri di Maurizio Riotto. È un manuale universitario perciò non vi nego che non è di facile lettura, in particolare se come me siete alle prime armi con la storia dell’Estremo Oriente. Ho faticato un po’ ma ho apprezzato particolarmente gli aspetti economici e sociali dei vari periodi e i riferimenti alla letteratura. Ho amato gli intrighi di corte degni della famiglia Borgia. Sono entrata in contatto con il dramma del periodo coloniale, cioè i trentacinque anni di occupazione giapponese di cui sapevo davvero ben poco. A tale proposito vi invito a documentarvi sulla storia delle comfort women. C’è anche una puntata dedicata nel podcast Kimchi Taste di Veronica Croce.

Dopodiché ho scelto di approfondire meglio la storia contemporanea del paese, dalla fine della Seconda guerra mondiale ai giorni nostri, in vista della mia visita alla zona demilitarizzata a confine tra Nord e Sud, di cui vi parlerò nei prossimi articoli. Mi sono affidata al manuale Breve storia della Corea: del Sud e del Nord di Ramon Pacheco Pardo e Victor Cha per due motivi. Il primo è proprio puerile e trasuda tutta la mia ignoranza. Dopo essere sopravvissuta al manualone universitario, il termine “breve” mi è sembrato  alquanto rassicurante. Il secondo è che, oltre ad essere un manuale di storia, il libro è ricco di aneddoti personali degli autori che rendono la lettura piacevole. Rispetto al libro di Riotto, che si focalizza sulla totalità della storia coreana, questo si occupa solo della storia contemporanea quindi approfondisce meglio i risvolti storici più vicini ai nostri giorni. Inoltre la storia delle due Coree viene trattata in parallelo. Questo argomento invece Riotto preferisce trattarlo in modo separato. Vale la pena affrontare due volte la storia delle due Coree su due diversi manuali? A mio avviso sì, perché i punti di vista sono ben diversi e vale la pena confrontare la visione di uno storico orientalista e quella dei due politologi, esperti di relazioni internazionali.


Adesso però abbandoniamo i manuali e “rilassiamoci” un po’ con la narrativa. In chiusura di questo articolo vi vorrei proporre due romanzi e un film, per approfondire la storia della Corea del Sud a cavallo tra gli anni ’70 e ‘80. 

Per chi non lo sapesse, dopo la nascita delle due Coree anche la Corea del Sud ha dovuto affrontare duri periodi di repressione. Il termine democrazia è stato per lungo tempo un concetto molto lontano da entrambi i lati del trentottesimo parallelo. La dittatura del generale Chun Doo-hwan fu atroce e portò a una rivolta popolare nota come il Massacro di Gwangju. Il 18 maggio 1980 l’esercito aprì il fuoco contro cittadini inermi, per lo più giovani studenti. La repressione fu durissima e si protrasse per giorni. Il film A taxi driver (2017) del regista Jang Hoon è ambientato in quei giorni e racconta la storia vera di un tassista di Seoul che accompagnò clandestinamente un fotoreporter tedesco nella città di Gwangju, per documentare al mondo ciò che stava accadendo. 

Il massacro viene raccontato anche nel romanzo Atti umani del premio Nobel Han Kang. La scrittrice narra la vicenda di diversi protagonisti: Dong-ho, un ragazzo quindicenne che si offre di mettere in ordine i cadaveri stipati nella palestra mentre cerca disperatamente il corpo del suo amico Jeong-dae; lo stesso Jeong-dae che racconta la sua morte; una redattrice alle prese con la censura; un anonimo sopravvissuto alle torture e la madre di Dong-ho afflitta per la perdita del figlio. È un racconto straziante e ancora una volta non ci si può non domandare perché l’uomo procuri sempre tutto questo dolore.

Nel capitolo dedicato a Dong-ho, il narratore esterno narra alla seconda persona singolare, rivolgendosi al ragazzo. È una scelta inconsueta che mi capita raramente ma che ho ritrovato spesso negli autori coreani. 


L’altro romanzo che vi consiglio è Buio in sala di Jung-myung Lee. Il libro è ambientato in una Seoul dove imperversano le rivolte studentesche contro la dittatura, all’indomani del Massacro di Gwangju. L’agente speciale Kijong dà la caccia al capo dei ribelli, il mitico e sfuggente Choi Minseok. Il giovane regista teatrale Taejoo, alle prese con la messa in scena del Giulio Cesare viene braccato da Kijong il quale è convinto che Taejoo possa essere il capo dei ribelli. Nel frattempo si dipana la storia d’amore tra il regista e l’attrice Jina. La storia procede tra verità e bugie in un susseguirsi di riferimenti alla letteratura e al teatro, da Shakespeare alla mitologia greca che non mi sarei mai aspettata di trovare in un’opera coreana.


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