Sono andata al cinema a vedere Odissea e mi è piaciuto. Ho visto l’Odissea di Omero? Non esattamente. Ho visto l’Odissea di Christopher Nolan e va bene così. Ora vi racconto perché.

Qualche giorno fa sono andata al cinema a vedere Odissea. Ho assistito alla proiezione di un colossal che mi ha tenuta incollata allo schermo per due ore e cinquantadue minuti nonostante mi fossi recata allo spettacolo delle 21 che per me equivale a “sono andata al cinema a notte fonda”. Ero rassegnata al primo sbadiglio delle 22 e all’abbiocco delle 22:30, confidando però che il baccano delle tempeste e il turbinio dei prodigiosi effetti speciali mi ridestassero di tanto in tanto. Non è stato necessario. Il film, sorprendentemente, è volato via senza pisolini.
Premessa: quando si genera un’isteria collettiva per qualcosa, che sia una nuova uscita editoriale, un film o il concerto del secolo, sono sempre un po’ prevenuta. Che ci posso fare? Sono una malfidata di natura. Il fatto è che nella mia bolla non si parla d’altro se non dell’Odissea. Si rispolverano i canti e c’è un odisseomania che trovavo un po’ eccessiva. Parlo al passato perché quella frenesia che non riuscivo a capire, mi è stata più chiara quando ho visto il film e mi sono dovuta ricredere. Secondo voi che cosa ho fatto il giorno dopo la visione del film? Ovviamente ho rispolverato la mia copia dell’Odissea e, “un canto al giorno” è la mia nuova ossessione. Che dire dunque? Sinceramente devo ricredermi anche perché vedere tanti giovani, in un’afosa sera di luglio, andare al cinema per l’Odissea, non mi è dispiaciuto neanche un po’. Le malelingue diranno: “Aria condizionata!”. Io dico: “Ben venga Hollywood se torniamo, con rinnovato entusiasmo, a interessarci ai classici“.

Durante la visione del film ogni tanto, lo ammetto, ho storto il naso perché benché ciò che stavo guardando mi intratteneva piacevolmente, alcune mie aspettative venivano miseramente disattese, per lasciare posto a soluzioni che forse non avrei adottato. Lo so, è l’Odissea di Nolan, non quella di Omero, non di certo la mia. Concedetemi di spiegarmi meglio però non accusatemi di spoiler. Il concetto di spoiler, in questo caso, lasciamolo al pubblico americano, vi prego!
Forse per motivi di tempo o semplicemente perché nella sceneggiatura cinematografica funzionava meglio, è stata totalmente eliminata la figura di Nausicaa. Un vero peccato e un’occasione sprecata. Oggi come ieri, il valore dell’ospitalità così tanto ribadito nel film, avrebbe meritato di essere approfondito nell’incontro tra lo straniero e la giovane figlia di Alcinoo. Ulisse anziché ripercorrere i tre anni di peregrinazioni per mare nel lungo flashback presso l’isola del Feaci, lo fa invece sull’isola di Ogigia. Con i fiori di loto di Calipso, tra l’altro, gli sceneggiatori eliminano in un colpo solo anche l’isola dei Lotofagi. È venuto anche meno l’inganno di Nessuno, il celebre stratagemma di Ulisse nei confronti di Polifemo, che tanto piace agli studenti; nonché il segreto del talamo nuziale. In fin dei conti, comprendo che era più spettacolare e conosciuto l’inganno del cavallo e non si poteva non mostrarlo, benché nell’Odissea venga appena accennato e che sia da rintracciare nell’Eneide di Virgilio, il racconto più intenso. È pur vero che nell’Odissea di Nolan, il cavallo è tutto funzionale al senso di colpa del protagonista.
A proposito di accenni, non posso non parlare un po’ del cast. La scelta di un cast stellare, in un colossal di questa portata è d’obbligo. Vi parla una che avrebbe adorato l’incontro di Ulisse nell’Ade con l’ombra di un Achille/Brad Pitt che sancisse un legame con Troy.

Però, scusatemi ma c’è sempre un però. Mi rendo conto che questo è un problema mio, perché le serie tv e la cultura pop mi hanno un po’ fuso il cervello, ma non posso non sollevare la questione. Ho avuto dei momenti in cui, e mi tocca prendere in prestito un termine da Elena Ferrante, ho avuto degli assurdi smarginamenti. Ho avuto attimi in cui mi aspettavo che Atena/Zendaya, in preda all’euforia (o meglio all’Euphoria), passasse una dose a Telemaco o che Calipso/Charlize Theron ancheggiasse con una boccetta di J’Adore in mano. Mi sono poi arresa all’evidenza di cui sopra, ovvero che stavo guardando l’Odissea di Nolan e non quella di Omero quando Shane di The walking dead – a no scusate, Menelao di Sparta – chiama Telemaco “figliolo” e, come mi ha suggerito una mia amica, c’era da aspettarsi anche un americanissimo “ehi, campione!”.
Alla luce di questo davvero non mi capacito di come sia possibile che la polemica più sentita in giro sia stata quella sul colore della pelle di Elena. Anzi, purtroppo, me ne capacito eccome, ed è disgustoso. Tra l’altro la scelta di Lupita Nyong’o, mi sembra la più coerente considerando che la rivista People, qualche anno fa, l’ha insignita del titolo di donna più bella del mondo. La pelle di Menelao sarà pure del colore giusto ma – ehi, indovinate un po’? – Omero lo aveva pensato biondo.
Un’ultima riflessione in chiusura: il dialogo tra Menelao e Telemaco, è l’ennesima riprova che Omero in questo film non l’ho proprio trovato, in compenso però ho percepito tanta, passatemi il termine, “epica contemporanea”. Più Trono di spade che mitologia greca. Clitennestra, Agamennone, Egisto e Oreste, in quel racconto di Menelao erano proprio personaggi di una serie HBO. Non tanto per il contenuto perché è ovvio che un personaggio come Cersei Lannister, per restare in tema Trono di spade, non nasca dal nulla, e secoli e secoli di mitologia greca siano linfa per gli scrittori moderni. Parlo piuttosto del linguaggio usato, quello sì che era proprio HBO! A livello visivo invece nelle scene con i Proci che banchettavano, lo smarginamento si è fatto più intenso che mai e le Nozze Rosse facevano capolino con intensi flash. Non so se rendo l’idea però, non fraintendetemi, non ho trovato sbagliato o sconveniente che l’epica classica, nel film di Nolan, si vada a rapportare con i nostri giorni. Ben venga che la guerra di Troia e le guerre odierne vengano messe a paragone attraverso il messaggio finale, nel quale fa capolino l’idea che le guerre di oggi fanno sprofondare l’umanità in una spirale di orrore immorale. Non male che l’Ulisse-Oppenheimer non voglia tornare a casa perché tormentato da quello che ha causato a Troia. E non dimentichiamo le donne, molto diverse dal mito e molto attuali. Ad esempio la strepitosa, combattiva, furiosa e femminista Circe.
L’Odissea di Nolan differisce da Omero anche nel finale e qui forse l’allarme spoiler ci può stare. Leggete solo se avete visto il film! La profezia di Tiresia, non resta una profezia ma si concretizza ed è qui che l’Ulisse di Nolan guarda anche all’Ulisse di Dante. E bravo Nolan! Ma permettetemi di aggiungere un tassello in più e sentitevi liberi di dissentire se il paragone vi sembra azzardato. L’Ulisse di Nolan è sì un eroe epico ma è anche un uomo moderno, un ‘Ntoni dei Malavoglia, che prende la via dell’esilio perché sa che dopo tutto ciò che è successo, a casa non si può più restare.


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