Widow’s Bay, la nuova serie Apple TV sa di estate, di New England, della nostalgia per Notte horror su Italia 1, di uno strepitoso Matthew Rhyes e di una promessa che nel corso di dieci episodi si trasforma in un’insipida premessa per una nuova stagione.

Quando ho messo gli occhi su Widow’s Bay mi sono subito esaltata. È bastata la locandina: il blu del mare e quel font rosso che mi ha subito fatta pensare a Lo Squalo di Steven Spielberg e alle copertine dei romanzi di Stephen King. L’estate alle porte e l’inesauribile nostalgia per Notte horror su Italia 1 – i millennials capiranno – hanno fatto il resto.
Per quanto mi ostini, i miei nervi non reggono gli horror. Il rischio è quello di passare la notte in bianco con la paura del mostro sotto al letto. Considerate però che ho il letto contenitore perciò, al massimo, il mostro se ne starebbe rintanato lì, con i lunghi artigli affondati nelle lenzuola di flanella. Nonostante ciò la paura resta. Quando ho letto che, nel caso di Widow’s Bay, si sarebbe trattato di una commedia horror ho subito capito che avrebbe fatto al caso mio e che il mostro se ne sarebbe stato nel contenitore, innocuo e in balia di un principio d’asma da acari. In più, altre due motivazioni me l’hanno venduta come la serie perfetta.
Una motivazione più che convincente è stata l’attore protagonista. Matthew Rhyes è perfetto in questa parte. In realtà Matthew Rhyes è perfetto sempre. Per l’interpretazione di Philip Jennings di The Americans vinse un meritatissimo Emmy Award e sarebbe un sogno se facesse la doppietta quest’anno che è candidato sia per Widow’s Bay che per The best in me. In The best in me, tra l’altro, mette letteralmente i brividi. Altro che mostro sotto al letto.

L’altra motivazione è il mio amato New England. La serie è ambientata su un’ isola fittizia, nei pressi di Cape Cod ed è stata girata interamente in Massachusetts, tra Rockport e Gloucester. La zona più turistica di Rockport, dove c’è il celebre Motif #1, fa da sfondo al centro di Widow’s Bay. Sono riconoscibili diversi spot. Ad esempio l’incrocio tra Bearskin Neck e Doyle Cove Rd dove c’è l’edificio usato per il Salty Whale Diner.



Metti insieme un villaggio di pescatori con le boe colorate appese alle pareti, le scandole a ricoprire tetti e facciate, trappole per aragoste, moli in legno e mi hai convinta. Sono già davanti allo schermo.



La serie ha inizio con Tom Loftis/Matthew Rhyes, sindaco di Widow’s Bay che vorrebbe incrementare i flussi turistici e far diventare l’isola una nuova Martha’s Vineyard –per capirci, è come se uno sperduto paesino costiero del Molise ambisse a diventare la nuova Forte dei Marmi – così invita un giornalista del New York Times, il quale inspiegabilmente si trova bene tanto da decidere di scrivere un articolo lusinghiero e l’isola si riempie di turisti. Qualcosa di inquietante però minaccia la tranquillità dell’isola, gli isolani non possono mettere piede sulla terraferma e spaventose creature si palesano nottetempo a causa di un’antica maledizione. Il tutto è condito da un’ironia piacevole e scanzonata, infatti spesso lo spaventoso vira nel cringe e strappa più di una risata, eppure sembra sempre mancare quel qualcosa che ne faccia la serie rivelazione dell’anno.
Dopo averla vista vi posso dire che mi ha ricordato l’agnello al forno di mamma, quello bello delle feste, nella sua teglia extralarge, con il sublime rumore dell’olio che sfrigola ancora, mentre viene servito in tavola. L’agnello rosolato al punto giusto, quello invitante che quando lo guardi, poesia per gli occhi, vedi che trasuda unto e colesterolo da tutti i pori. E ti rendi conto che è ciò che hai sempre sognato. E non vedi l’ora di addentare quelle patate così dorate, croccanti, perfette ma inesorabilmente insipide perché: va bene tutto ma il sale fa male! Ecco Widow’s Bay ha sfornato l’agnello perfetto al quale manca un bel po’ di sale.
Magari con la seconda stagione mi ricrederò ma di sicuro ci andrò con i piedi di piombo perché temo che la delusione sia di nuovo dietro l’angolo, di una splendida villetta in ardesia a due passi dalla baia, certo, ma sempre di delusione si tratterebbe.
