Il British Bar di Lisbona tra film, libri e un orologio molto particolare


In questo articolo andremo a Lisbona alla scoperta del British Bar, un luogo tra film e letteratura in cui il tempo scorre diversamente. La causa? Un orologio molto particolare! Prima però permettetemi di iniziare con un indovinello:

Letteratura. Due parole. Il più famoso bar di Lisbona. La risposta possibile è solo una: A Brasileira. È il bar frequentato dai letterati portoghesi del secolo scorso, primo fra tutti Fernando Pessoa. La statua di bronzo che lo raffigura, seduto a un tavolino del bar, è proprio a due passi dall’ingresso e non fotografarsi di fianco al poeta è proprio impossibile.

Statua di Fernando Pessoa

Ma non è di A Brasileira che vi voglio parlare, perché è un luogo sul quale trovare tante informazioni in tutte le guide turistiche e, in ogni caso, non potreste non vederlo neanche se andaste in giro a casaccio. Nel cuore della città, questo locale storico non passa di certo inosservato. 

Il bar di cui voglio parlarvi invece, sfugge allo sguardo distratto dei più, ma merita una visita, magari quando si è di passaggio verso la stazione di Cais do Sodré. Una cerveja fresca, due fettine di presunto, un piacevole ristoro dalla calura estiva e poi via, verso altre avventure, in una città che per bellezza, non ha niente da invidiare alle altre capitali europee.

Sto parlando del British Bar, un piccolo locale che si affaccia su una vietta, rua Bernardino Costa, laterale alla piazza Duque da Terceira. Il locale non spicca di certo per il suo fascino e la sua eleganza. Si tratta di un piccolo bar con qualche tavolino all’esterno, sotto un tendone rosso e un’insegna al neon. Ma cosa fa di questo luogo un posto meritevole di una sosta? È presto detto. Antonio Tabucchi e il suo capolavoro Sostiene Pereira. Il locale infatti è presente nel romanzo. Tabucchi non lo sceglie a caso in quanto anche il British Bar, come A Brasileira, nel secolo scorso, era un ritrovo per i letterati dell’epoca. 

Antonio Tabucchi scrive che il protagonista del romanzo, Pereira

“pensò di prendere qualcosa al British Bar del Cais de Sodré. Sapeva che quello era un luogo frequentato da letterati e sperava di incontrare qualcuno. Entrò e si mise a un tavolo d’angolo. Al tavolo vicino, infatti, c’era il romanziere Aquilino Ribeiro che pranzava con Bernardo Marques, il disegnatore d’avanguardia, colui che aveva fatto le illustrazioni delle migliori riviste del modernismo portoghese. Pereira augurò loro buongiorno e gli artisti risposero con un cenno del capo. ”

Capirete bene che non avrei mai potuto visitare Lisbona perdendomi la possibilità di entrare fisicamente in uno dei miei romanzi preferiti.

Ma c’è anche un’altra ragione che mi ha spinta qui. Questo motivo ha a che fare con le lancette di un orologio. 

Segnatevi il titolo di questo film: Dans la ville blanche del regista Alain Tanner. Se vi va di vederlo c’è la possibilità di farlo gratuitamente su YouTube. Il film è in lingua francese ma sulla piattaforma lo trovate con i sottotitoli in inglese. Temo che vederlo in italiano non sia possibile – non credo sia stato doppiato – perciò bisogna arrangiarsi.

Il film ci mostra una Lisbona di inizio anni ’80, la città portuale di un paese da poco venuto fuori da una lunga dittatura. Lo sguardo è quello del protagonista Paul, interpretato da Bruno Ganz, un marinaio appena sbarcato al porto di Lisbona, da una nave mercantile. Paul intrattiene una relazione con la barista dell’albergo in cui alloggia e vaga per la città. Il suo sguardo è mediato dalla sua videocamera in formato super8 con la quale Paul riprende le case bianche, le innumerevoli scale e le viuzze che si inerpicano in una Lisbona quasi onirica e sospesa nel tempo. È un film d’autore pertanto può risultare lento ma, quella lentezza non fa che avvolgere lo spettatore nell’atmosfera del luogo e fargli crescere nell’animo il sentimento più portoghese di tutti: la saudade. Insomma, se avete in programma un viaggio a Lisbona, se amate il Portogallo o semplicemente volete entrare in contatto con questa terra, guardate questo film.

Dopo tutto questo cianciare però vi starete chiedendo: ma le lancette dell’orologio, cos’hanno a che fare con tutto questo?

Il bar dell’albergo dove alloggia il protagonista del film, indovinate un po’? è proprio il British Bar e la prima interazione tra Paul e Rosa, la barista, avviene al bancone. Mentre Paul sorseggia una birra fresca, la sua attenzione viene catturata dall’orologio posto sulla parete di fronte a lui. Le lancette girano al contrario e da questa anomalia scaturisce il dialogo nel quale è racchiuso tutto il senso del film: 

Paul:  « Votre montre là, marche à l’envers. » 

Quell’orologio lì va al contrario 

Rosa: « Non, elle marche juste, c’est le monde qui marche à l’envers. » 

No, funziona bene, è il mondo che va al contrario

E no signori miei, non c’è nessuna eco vannacciana in tutto questo e sicuramente il generale si sarebbe addormentato ai titoli di testa di questo film, bofonchiando di remigrare il tipo appena sbarcato.

Fotogramma del film Dans la ville blanche
Il British bar

L’orologio con le lancette che girano al contrario è ancora lì e se vi sedete al bancone, come il protagonista del film, potrete sorseggiare la vostra birra guardando le lancette che scandiscono il tempo in senso antiorario, o perché no? in senso orario, dipende dal punto di vista!

L’orologio del British bar

In chiusura di questo articolo vi voglio suggerire un’ultima tappa prima di andare a prendere il treno al Cais do Sodré. A meno di cento metri dal British Bar c’è rua do Alecrim. Questa via forse non vi dirà nulla ma i più attenti estimatori del premio Nobel per la letteratura José Saramago avranno già capito dove vi voglio portare. Dopo aver fatto un giro tra le pagine di Sostiene Pereira di Tabucchi, una passeggiata ne L’anno della morte di Ricardo Reis non ce la toglie nessuno. In rua do Alecrim è ambientato parte del romanzo di Saramago. Al n. 12 di questa via, nel romanzo, c’è l’Hotel Bragança dove alloggia il protagonista, proprio dove oggi troviamo l’LX Boutique hotel.

A questo punto non resta che andare a prendere quel treno tanto vagheggiato a inizio articolo, fare un biglietto per Parede ma scendere alla spiaggia di Santo Amaro e tuffarsi, nelle acque dell’estuario del Tago, come il nostro Pereira. C’è qualcuno che sostiene il contrario?


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